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Biella, Piemonte

Il Santuario di Oropa

8 Aprile 2021byFrancesco
Il Santuario di Oropa
  • Tra storia e leggenda
  • Dentro le mura
    – I chiostri
    – La Basilica Nuova
  • Cosa vedere al Santuario di Oropa
    –
    La Basilica Antica e la Statua della Madonna Nera
    – Una bevuta alla “Fontana dei Cassuij” 
  • Come arrivare al Santuario
  • Galleria fotografica

A pochi chilometri di distanza da Biella, nel cuore delle meravigliose e rilassanti Prealpi piemontesi, si trova il Sacro Monte di Oropa, un’area montana dalle interessanti sfaccettature religiose e naturalistiche. Ed è qui che, a 1200 metri di altezza ed al centro di un vero e proprio anfiteatro naturale, sorge imponente il santuario mariano più grande di tutto l’arco alpino.

Una meta molto suggestiva sia per i visitatori credenti che per quelli meno devoti, grazie ai paesaggi naturali circostanti e all’atmosfera di pace e serenità che pervade e avvolge tutta la zona.

Dichiarato Patrimonio dell’UNESCO insieme al Sacro Monte, il Santuario di Oropa è infatti meta di visite e numerosi pellegrinaggi durante tutto l’anno.

Dedicato alla Madonna Nera, è un complesso religioso dall’architettura maestosa ed al tempo stesso elegante. Un luogo da rispettare non solo per la sacralità che trasmette, ma anche da ammirare nella sua bellezza e naturale purezza.

Tra storia e leggenda

Un alone di mistero avvolge le origini del santuario.
Pare infatti che la costruzione risalga al IV secolo, ma non esistono prove certe e riscontri in merito. Si crede che la chiesa iniziale sia stata fatta realizzare da Sant’Eusebio, Vescovo di Vercelli nel IV sec. d.C., il cui intento era diffondere il culto cristiano nei territori del biellese, ai tempi abitati da popolazioni di fede e tradizione pagana.

Fin dal 1300 il santuario ospita la statua della Madonna Nera, che secondo la tradizione è stata scolpita da San Luca e portata da Sant’Eusebio direttamente dalla Palestina nel IV secolo d.C., mentre fuggiva dalla persecuzione ariana.

La costruzione di una vera e propria chiesa è documentata quindi già dalla fine del 1200, come ampliamento di un iniziale sacello (piccolo edificio di culto dell’epoca romana e del cristianesimo), ma la attuale Nuova Basilica ha visto i suoi albori nel 1885, venendo poi definitivamente  consacrata nel 1960.

Inizialmente quindi il santuario non era esteso e così complesso come oggi lo si può vedere, ma i continui ampliamenti e modifiche strutturali realizzati nel corso del tempo lo hanno reso un luogo sempre più ospitale per tutti i visitatori o i pellegrini che cercano riparo dopo un lungo cammino.

L’ingresso al Santuario dal piazzale del parcheggio

Dentro le mura

Decido di visitare il santuario in un freddo pomeriggio di dicembre, in prossimità delle feste natalizie, in una delle poche finestre temporali di libertà e spostamento concesse all’interno della regione.

Per via dell’orario, della temperatura e delle restrizioni Covid-19 l’intera area è praticamente deserta.
Ma non è sempre così. Ogni anno infatti vi affluiscono circa 800.000 pellegrini e un centinaio di processioni, e già guardando dal parcheggio esterno mi rendo conto subito di come sia in grado di contenere al suo interno anche fino a 3.000 fedeli contemporaneamente.

Ad un primo sguardo il santuario si presenta come una vera e propria balconata affacciata sulle montagne circostanti e sulla pianura biellese, ma è l’aspetto architettonico quello che maggiormente attira la mia attenzione.

E’ una struttura suddivisa in tre livelli paragonabili alle corti di un castello, e proprio questa sua fisionomia protesa verso l’alto mi spinge a iniziare senza indugi la visita.

Il porticato del secondo chiostro

I chiostri

Il tutto si sviluppa attorno a due grandi chiostri principali che sembra accolgano i visitatori in una sorta di abbraccio protettivo. E probabilmente questa era proprio la vera vocazione del luogo, accogliere e dare rifugio ai pellegrini che in tempi antichi vi giungevano valicando le Alpi lungo i sentieri montani che dall’Inghilterra e dalla Francia portavano a Roma.

Risalgo la gradinate e varco l’accesso a quello che è il chiostro principale.
Una delle chicche di questo primo livello  è la presenza di alcune lapidi commemorative di personaggi illustri, tra i quali Guglielmo Marconi, che sembra abbia tratto ispirazione per l’invenzione del telegrafo proprio dalla contemplazione del panorama dal Santuario.

Nella prima corte si trovano alcuni piccoli ristoranti e bar, nonché gli immancabili negozietti di souvenir.

Attraverso la Scala Regia si raggiunge poi il secondo chiostro, dove si trova la Basilica Vecchia, e dal quale la vista sul circondario inizia a diventare davvero affascinante. Il cielo sta iniziando a colorarsi delle sfumature del roseo tramonto invernale. Presto le prime luci dei lampioni e delle finestre inizieranno ad accendersi, dando al luogo un tocco quasi fiabesco.

Mi inoltro all’interno degli edifici laterali che fanno da contorno al piazzale, dove si snodano le Gallerie degli ex-voto, costellate di ringraziamenti alla Vergine per i miracoli avvenuti, e le aree riservate a monaci e pellegrini (tra cui circa 300 stanze).
Lungo le scale e i corridoi l’attenzione viene costantemente richiamata dai simboli della devozione e della gratitudine di decine di persone e famiglie che hanno attribuito alla Madonna Nera qualcosa di straordinario avvenuto durante la vita. Appese alle pareti vi sono infatti coccarde dedicate a neonati, stampelle che ricollegano sicuramente a guarigioni da infortuni, quadri e immagini di varie dimensioni raffiguranti incidenti, sciagure o decessi scampati.

In questa parte della struttura si trova anche il Museo dei Tesori, dove si possono ammirare cimeli e ricchezze legate alla storia del Santuario, e alcune stanze che testimoniano il suo secolare legame con la casata piemontese dei Savoia, che ha voluto e finanziato molti dei vari lavori di ampliamento.

santuario oropa

Le Gallerie degli ex-voto

La Basilica Nuova

Esco nuovamente all’aperto e continuo a salire, in questa sorta di cammino spirituale di ascesa verso la sommità.
Dopo aver percorso un’altra scalinata ricoperta di neve giungo così alla Basilica Nuova. E’ un edificio alto, con una grande cupola, creato inizialmente per accogliere un numero sempre più crescente di pellegrini e dare collocazione definitiva alla stessa Madonna Nera. La statua non è però mai stata spostata in realtà, e la nuova Basilica contiene esclusivamente un dipinto della Vergine.

In qualsiasi periodo dell’anno questo luogo può risultare affascinante, ma devo ammettere che con la neve e con le luci del tramonto è un vero spettacolo.

La Basilica Nuova

Cosa vedere al Santuario di Oropa

C’è davvero molto da vedere e visitare sia dentro che fuori il Santuario: sopra tutto il secondo chiostro con la sua perla, la Basilica Antica, ma anche la Basilica Nuova, la Biblioteca, il Museo dei Tesori, l’Appartamento Reale e l’Osservatorio Meteorosismico non sono da meno. Per chi avesse voglia e tempo il Sacro Monte offre, oltre che un gradevole panorama, un percorso di fede puntinato di cappelle e statue scolpite a partire dal 1620 e dedicate alla vita di Maria Vergine, e può divenire il punto di partenza per una serie di passeggiate nei boschi al fine di raggiungere le bellissime località montane situate nelle vicinanze.  

Se la visita al Santuario viene pianificata in primavera o estate si può visitare anche il Giardino Botanico, un piccolo parco Oasi del WWF aperto da maggio a settembre, che custodisce e permette di conoscere da vicino la flora alpina tipica del luogo.

santuario oropa

Il santuario al tramonto

La Basilica Antica e la Statua della Madonna Nera

La costruzione della Basilica Antica risale al 1600, ed è stata edificata come ringraziamento da parte della città di Biella per essere stata risparmiata dall’epidemia di peste del 1599. E’ un luogo simbolico, quasi mistico, costruito a contatto con la roccia della montagna.

E’ caratterizzata da numerosi affreschi del ‘300, ma il pezzo forte è il Sacello Eusebiano, risalente alla Chiesa di Santa Maria che sorgeva qui prima della basilica.

Il sacello ha origini quindi più antiche, ed al suo interno, in una nicchia, si trova la statua  della Madonna Nera.

Questa statua realizzata in legno dal volto scuro, con il manto blu, l’abito e i capelli dorati, rappresenta il cuore spirituale del santuario, e per questa ragione viene chiamata anche Santa Vergine d’Oropa. E’ ritenuta essere dai devoti l’autrice di numerosi miracoli, e proprio per questo molti credenti cristiani si recano al santuario per chiederle un miracolo o una grazia.

Piccola curiosità: sul lato esterno sinistro del sacello si trovano tre lapidi commemorative che testimoniano gli unici tre miracoli certificati e ufficialmente attribuiti a lei dalla Chiesa.

Nonostante il chiostro sia deserto al suo interno ci sono alcuni fedeli. C’è un sacerdote dietro l’altare che sta celebrando, e devo attendere che finisca la messa serale prima di poter scattare qualche foto alla statua in assoluta tranquillità.

santuario oropa santuario oropa

La Basilica Antica e la Statua della Madonna Nera

Una bevuta alla “Fontana dei Cassuij”

La vista che si gode accedendo al secondo chiostro è sicuramente una delle più suggestive, sia perché al suo interno sorge la Basilica Antica, sia per la presenza della Fontana del Burnell.

Durante la stagione invernale funge semplicemente da elemento decorativo, ma in estate ha un valore differente. Una delle tradizioni locali è quella di fare una sosta per raccogliere l’acqua che da essa fuoriesce, e dissetarsi grazie a dei grossi mestoli di ferro (chiamati in dialetto locale chiamati cassuij).

Costruita dai canonici della Collegiata di Santo Stefano di Biella nel 1595, la fontana è composta da una vasca a otto pannelli di serpentino verde, la pietra tipica della conca di Oropa. Il catino del Burnell invece è stato donato dalla principessa Claudia di Savoia, devota della Vergine Nera, e assemblato da Bernardino della Scala.

L’acqua fresca, che durante il periodo estivo zampilla limpida dalle quattro grottesche facce che adornano la fontana, proviene direttamente dalla sorgente Maggia (situata alle falde del monte Mucrone a nord-ovest della Basilica Nuova), ed è potabile.

santuario oropa

La Basilica Antica e la Fontana dei Cassuij

Come arrivare al Santuario

Prendendo l’autostrada A4, arrivando da Milano uscire a Carisio per la ss. n°230, mentre giungendo da Torino prendere l’uscita di Santhià  per la ss. n°143.

Il Santuario di Oropa dista 11,7 chilometri da Biella e 53 chilometri da Vercelli.

Il tratto di strada da Biella al santuario è in salita e caratterizzato da tornanti e non è illuminato nella parte finale. E’ consigliabile l’automobile o altri mezzi privati, ma è possibile raggiungere l’area grazie agli Autobus di linea dalla stazione ferroviaria di Biella.

Il santuario è dotato di ogni tipo di servizio e offre vari punti di ristoro al suo interno. Nel piazzale davanti all’ingresso sono presenti un ampio parcheggio e info point per ogni tipo di informazione o richiesta di visite guidate.

Un’escursione guidata dura circa un’ora e mezza, e ad essa può essere unita anche quella al Sacro Monte.

Per i dettagli rimando al seguente link:
https://www.santuariodioropa.it/visite-guidate/

Il tempo invece che si dedica ad una visita indipendente è assolutamente soggettivo, ed è molto legato al tipo di coinvolgimento che il luogo trasmette.

santuario oropa

Il santuario poco prima del tramontare del sole

Galleria fotografica

 

Santuario di Oropa
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Tags: CULTURE, NATURE, WELLNESS
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Lungo il Camino del Norte c'è il mare, anzi, l'o Lungo il Camino del Norte c'è il mare, anzi, l'oceano della costa Cantabrica!

Lo vedi, lo sfiori a tratti, lo puoi toccare. 
Mentre cammini ti perdi con lo sguardo immaginandoti di immergerti tra le sue onde, soprattutto quando il sole ti picchia caldo e le gambe si fanno pesanti per i chilometri già percorsi. 
Spesso non puoi fermarti, perché la tappa giornaliera è ancora lunga e manca ancora molto, ma ogni tanto infrangi le regole e allunghi verso quella piccola baia sabbiosa racchiusa tra imponenti scogliere.
Decidi che quei chilometri in più, quei passi da aggiungere ai migliaia già fatti, il tempo che dedicherai e che ti ritarderà sulla tabella di marcia sono il prezzo che scegli di pagare per godere da vicino di quello spettacolo.

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Along the Camino del Norte there is the sea. Actually, the ocean of the Cantabrian coast! 

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As you walk you get lost in the gaze imagining yourself diving into its waves, especially when the sun beats you hot and your legs get heavy for the kilometers already traveled. 
Often you can't stop, because the daily stage is still long and still a long way away, but every now and then you break the rules and stretch towards that small sandy bay enclosed by imposing cliffs. You decide that those extra kilometers, those steps to add to the thousands already made, the time you will dedicate and that will delay you on your schedule are the price you choose to pay to enjoy that show up close. 

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Uno dei pittoreschi ponticelli di Rassa, nella Valle dei Tremendi, ritagli di Alagna Valsesia e un muro di stalattiti di ghiaccio. 

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