ISLANDA

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Luglio 2019, Akureyri, Islanda

Se sei alla ricerca di un luogo dove la natura sia in grado di manifestare tutta la sua maestosità lo troverai ai confini dell’Europa, in quella terra lontana, dispettosa ed imprevedibile che prende il nome di Islanda.
E’ un luogo quasi soprannaturale, con il suoi molteplici panorami composti da scenari strani, per alcuni aspetti improbabili e così difficili da abbinare uno con l’altro. Tanto irreali da sembrare da un lato piccoli mondi fantastici abitati da elfi, spiriti e giganti, e dall’altro ambientazioni appartenenti ad un altro pianeta.

La sua natura è difficile, ostile, quasi ribelle e fatta di mille contraddizioni. E’ una nazione geologicamente giovane e le sue continue crisi di assestamento provocano frequenti movimenti tettonici ed eruzioni vulcaniche.

In Islanda il giorno e la notte si alternano in modo del tutto anomalo, generando giorni con 24 ore di luce durante l’estate e lunghe notti invernali che arrivano a toccare anche le 20 ore di oscurità. E così quando ti ritrovi a passeggiare a mezzanotte lungo le strade della sua capitale ti sembra che sia pomeriggio e ti passa la voglia di andare a dormire.
E’ una terra dove l’acqua, fuoco, freddo e caldo vivono in perfetta simbiosi ed armonia, spartendosi clima e territorio come in una partita a scacchi. Da est a ovest e da sud a nord, esplorando ogni angolo dei confini di quest’isola, puoi assistere ovunque alla grandiosità dello spettacolo di una natura ancora selvaggia e libera.

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Veduta di Reykjavík, capitale dell’Islanda

Le giornate possono iniziare con il buongiorno di un sole caldo quasi da scottare e concludersi allo stesso tempo con tempeste di nevischio e pioggia gelata. Le sue strade si allungano tra distese di lava pietrificata, paesaggi lunari fatti di zolfo e rocce, ghiaccio e spesse coltri di neve. I suoi tramonti rosso fuoco contrastano con le albe color pastello ed il cielo azzurro senza nuvole, e la lunga notte invernale si accende con le magiche fiammate dell’aurora boreale.
Non puoi che rimanere senza fiato di fronte allo spettacolo della forza dell’acqua sprigionata dai geyser, o davanti alla sinuosità di una gigantesca balena che fuoriesce dall’acqua per respirare.

Del resto anche loro, le balene, non sono altro che un’ulteriore testimonianza della grandezza della natura di questi luoghi.
Il folklore islandese è pieno di leggende e racconti fantastici che esaltano l’importante ruolo ricoperto da questo animale nel plasmare la storia, l’economia e la cultura del Paese, ed oggi le escursioni per l’avvistamento di questi grandi cetacei sono uno dei capisaldi del turismo di molti fiordi.

Anche le cascate sono una esaltazione della potenza della natura islandese, soprattutto quella di Goðafoss, la “Cascata degli dei”.

Ed è proprio qui che mi sto recando oggi, nonostante questa mattina le previsioni del tempo dessero pioggia. E’ da circa un’ora che sono in viaggio, e dopo aver costeggiato la gola sulla quale si affaccia la città di Akureyri, inizio ad intravedere all’orizzonte la mia meta, una delle cascate più conosciute ed imponenti di tutta l’Islanda.

Il suo nome leggendario si perde nella notte dei tempi. Le saghe vichinghe narrano di come le popolazioni locali avessero identificato nei tre getti principali della cascata la triade divina principale della loro religione pagana: Odin, il padre degli dei, Thor, dio della guerra e dell’umanità e Freyr, dio della bellezza, della pace e della fecondità.
Una leggenda se si vuole opposta vuole invece che nell’anno 1000, l’oratore sacro della legge Lögsögumađur Porgeir, di ritorno dall’assemblea dei clan di Thingvellir, dopo essersi convertito al cristianesimo abbia scelto proprio questa cascata per abbandonare i simboli del paganesimo, scaraventandone le sacre icone all’interno delle sue spumeggianti acque.

Si sa che per ogni leggenda esiste sempre un fondo di verità, ed entrambe si legano in qualche modo al compromesso diplomatico che è stato utilizzato quando le antiche popolazioni islandesi si sono convertite al cristianesimo. L’Islanda è infatti una terra nella quale si rispetta da sempre la libertà di culto, tanto che ancora oggi una parte degli abitanti sono Asatruar, ovvero pagani.
Ogni anno nel giorno del solstizio estivo qui a Goðafoss avviene infatti un rito inverso durante il quale i simboli dell’antica religione norrena vengono lanciati verso l’alto, come a volerli ripristinare al loro posto.

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Goðafoss, la “Cascata degli dei”

A prescindere dagli aspetti religiosi la cascata è un vero spettacolo, grazie alla portata d’acqua ed alla forma semicircolare che crea un arco di circa 30 metri. E’ alimentata da un fiume dal nome curioso e quasi impronunciabile, Skjalfandafljot, ed è possibile ammirarla in tutta la sua maestosità da vari punti di osservazione.

Percorro il perimetro lentamente cercando di cogliere passo dopo passo ogni angolatura, riempiendomi le orecchie con il ridondante rumore dell’acqua che si scaglia giù dal dislivello naturale alto circa 12 metri.
Rimango ancora fermo in contemplazione per alcuni minuti per godermi il più possibile quello spettacolo messo in scena da Madre Natura.

Perché in fondo su questa isola la sola cosa che si deve fare davvero è rimanere in silenzio per poterne apprezzare le distanze. E per sentire il vibrare delle energie dei quattro elementi, terra, acqua, aria e fuoco, che qui si scontrano e si uniscono in una danza millenaria. Per percepire quel senso di libertà misto a solitudine che aleggia sopra ogni cosa e si ritrova negli sguardi profondi e un po’ duri dei suoi abitanti.

E per comprendere al meglio quanto piccolo ed impotente possa essere un essere umano di fronte alla forza della natura, ed alle potenzialità delle sue antiche leggi primordiali.

Benvenuti tra le pagine del mio diario di viaggio!   

Potranno sembrarvi un po’ vintage in alcuni casi, e sicuramente troverete cose di cui parlo che sono cambiate nel tempo.
Ma ci sono luoghi, viaggi ed esperienze che mi piace ricordare così.
Buona lettura!

Francesco Lasciate un commento, ditemi se siete già stati in questo bellissimo Paese e cosa ne pensate.
francesco firma

 

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