TURCHIA

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Giugno 2012, Istanbul, Turchia

Ho sempre pensato che i mercati arabi e più in generale mediorientali abbiano qualcosa di veramente unico ed affascinante. Sono tra quei luoghi dove le parole non riescono mai ad essere sufficienti per ricreare o descrivere in modo efficace le sensazioni e gli stimoli generati da quell’universo di profumi, colori, gusti ed immagini che si alternano senza sosta mettendo in subbuglio tutti i sensi.
Vagare senza una meta precisa, ed arrivare anche a perdersi, all’interno di un suq o di un mercato arabo è un’esperienza olfattiva, visiva ed emozionale che ti rimane dentro e ti lascia veramente qualcosa. E sostanzialmente non c’è da mai da preoccuparsi sul serio, perché da qualche parte, prima o poi, si troverà un’uscita.

Non mi ritengo un appassionato di acquisti sfrenati di souvenir o merci contraffatte, ma oggi ho deciso davvero di dedicare tutto il tempo che ho a disposizione per esplorare in lungo ed in largo questo immenso labirinto di banchetti e stradine che prende il nome di Kapali Çarşı, o Gran Bazar di Istanbul.
La cosa che mi ha maggiormente colpito fin dal primo momento è la sua organizzazione a settori. Per ogni via principale esiste un settore differente ben identificabile, ad esempio quello delle giacche di pelle, quello delle borse false, delle spezie, della bigiotteria in argento e dell’oro, dei tappeti, dell’artigianato locale e così via.
Si trovano al suo interno circa 4.000 negozi e botteghe distribuite in un gigantesco complesso urbano fatto di strade e vicoli di diversa grandezza, piazzette e fontane di marmo, piccoli cortili e volte decorate.

Le sue origini risalgono al 1455, quando il profeta Maometto fece costruire vicino al suo palazzo il vecchio bazar. Da quel momento iniziarono a sorgere intorno all’edifico una serie di laboratori che diedero vita alle differenti aree delle corporazioni artigianali. Il numero crescente di questi edifici ha determinato nel corso dei secoli la crescita e lo sviluppo della struttura che oggigiorno ricopre un’area di circa 45.000 metri quadrati alla quale si accede da ben 22 porte di ingresso.
Le grandi dimensioni lo rendono uno dei mercati coperti più grandi del mondo, e sicuramente è anche uno dei più antichi.
E’ una sorta di pezzo di storia passata che ogni giorno prende vita e rinasce grazie alle orde di turisti che lo visitano. Può essere considerato come un antenato dei moderni centri commerciali, nel quale le carovane avevano accesso per scaricare le loro merci direttamente in loco, ed ogni area era destinata ad un settore merceologico dedicato ai clienti.

Anche qui l’aspetto turistico è una componente fondamentale e me ne rendo conto subito. Del resto basta guardare i prezzi per capire che si tratta di un luogo creato ad hoc più per i visitatori stranieri che per gli abitanti locali. I molti prodotti taroccati ed i tipici souvenir da vacanza rendono l’atmosfera un po’ troppo commerciale e poco autentica, ma fortunatamente non c’è solo questo. Questo insieme di bancarelle e le centinaia di persone che interagiscono tra loro creano un universo di oggetti e dinamiche dalle quali mi viene difficile estraniarmi, e che a mio avviso possiedono il potere di coinvolgere anche la persona più distaccata.
I colori dei bellissimi tessuti variopinti attirano i miei occhi con il loro magnetismo e gli odori delle spezie solleticano le mie narici, ma sono le costanti trattative alle quali si può assistere che rendono l’atmosfera maggiormente intrigante.
La contrattazione nelle attività commerciali è un vero must, uno degli aspetti che accomuna imprescindibilmente i paesi di cultura arabo islamica. Qualunque acquisto si voglia fare, non vi è caso in cui non si riesca ad evitare la tipica ed estenuante (ma spesso anche divertente ed entusiasmante) fase della trattativa al ribasso tra venditore e acquirente.
Non posso negare che vi siano molti oggetti che hanno colpito la mia attenzione, ma ho deciso di prendermi un po’ di tempo per pensare ed osservare le diverse possibilità.
Una delle cose che mi piace è che, nonostante paradossalmente ogni bottega lavori con la concorrenza ai suoi lati, c’è un grande rispetto tra i venditori. Nessuno inoltre si offende se non compri da lui scegliendo il vicino, e al contrario sono tutti molto gentili e affabili. Uno di loro mi offre dei pistacchi, mentre un altro mi fa assaggiare del tè mentre cerca di decantarmi i pregi dei suoi giubbotti di pelle.
I turchi sono affaristi nati, ed oltre tutto persone sempre sorridenti e cortesi, soprattutto quelli appartenenti alle generazioni più giovani. Si percepisce da come si comportano e da quanto per loro sia importante interfacciarsi con persone che provengono dai paesi dell’Europa occidentale.

La Turchia del resto, così come la sua capitale dai mille volti, è da sempre una terra situata a metà tra Occidente ed Oriente, ed è in grado di offrire molteplici sfaccettature di quello che può essere oggigiorno il mondo islamico. Lo stretto del Bosforo suddivide in due parti la sua grande capitale, e questa peculiarità geografica la rende l’unica metropoli appartenente a due continenti differenti.

Vista sul Bosforo delle parti europea ed asiatica di Istanbul

Vista sul Bosforo delle parti europea ed asiatica di Istanbul

Dal primo momento che vi ho messo piede, anche la Turchia ha generato in me lo stesso effetto che mi provoca il visitare un Paese arabo o appartenente al Medio Oriente. Vengo travolto da una specie di magica atmosfera che perdura per tutto il tempo che ho la possibilità e la fortuna di camminare tra le strade ed i vicoli delle sue città e dei suoi villaggi, contemplare i semplici istanti di vita quotidiana degli abitanti, ascoltare la voce dei muezzin che diffondono la preghiera, osservare le meraviglie architettoniche dei palazzi.

Ed Istanbul è tutto questo … e molto, molto di più.
Passeggiare per le strade del Sultanahmet vuol dire poter godere della bellezza dei minareti che fanno da cornice alla Moschea Blu e della maestosità della millenaria Santa Sofia. Visitare la Yerabatan Sarays, la cisterna basilica, significa entrare nella vera archeologia della città, scoprendo che questo sistema idrico costruito ai tempi di Giustiniano permetteva alla città, allora Costantinopoli, di ricevere e conservare acqua niente meno che dalle foreste di Belgrado.

La Sultanahmet camii, la Moschea Blu di Istanbul

La Sultanahmet camii, la Moschea Blu di Istanbul

Gustarsi un balik ekmek, il tradizionale panino di pesce fritto insieme ad una kumpir, la squisita patata farcita a proprio gusto e fantasia, rappresenta il miglior modo per poter soddisfare spirito e stomaco mentre si vaga sfaccendati tra le bancarelle del bazar.

Dopo una giornata di chilometri e passi uno dei migliori regali che la città offre è quello di potersi concedere una pausa rigenerante in uno dei numerosi hammam. Simbolo di una tradizione ancora molto diffusa in tutta la Turchia, prende le sue origini dalla cultura greco-romana, ma è diventata anche una piacevole abitudine degli Ottomani, che univano in questa pratica significati sociali, religiosi, purificativi ed igienici.

Ma Istanbul è soprattutto attendere l’arrivo della sera, per prendere un battello o fermarsi lungo il lungomare di Orkatoy, ed assistere così silenzio all’eterna magia dell’indimenticabile, splendido tramonto sul Bosforo. Diventando così a tutti gli effetti parte di questa ammaliante metropoli millenaria.

Benvenuti tra le pagine del mio diario di viaggio!   

Potranno sembrarvi un po’ vintage in alcuni casi, e sicuramente troverete cose di cui parlo che sono cambiate nel tempo.
Ma ci sono luoghi, viaggi ed esperienze che mi piace ricordare così.
Buona lettura!

Francesco Lasciate un commento, ditemi se siete già stati in questo bellissimo Paese e cosa ne pensate.

 

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